martedì 3 gennaio 2012

Vasi da Bonsai

Spesso si sbaglia a considerare il vaso bonsai come un accessorio, un ornamento aggiuntivo. Anzi, nell’arte bonsai pianta e contenitore sono l’uno il complemento dell’altro.

Lo si può ben dedurre anche dallo stesso ideogramma giapponese: bonsai (盆栽) che significa appunto vegetale in vaso.
In un primo momento della storia dell’arte bonsai però, non si pensava alla fabbricazione di questi recipienti, oggi diventati stupendi, di varie forme e colori. Infatti le piante si mettevano in ciotole generiche più grandi.

Si può dire che la scelta del vaso deve essere abbinata a:
- l’altezza del bonsai
- lo spessore del tronco
- il colore dei frutti (per un effetto più che altro artistico)

Consigliamo i vasi fabbricati usando il gres, ottimo materiale allo stato grezzo. Normalmente si sconsigliano i vasi in porcellana che potrebbero non far esaltare la bellezza del bonsai e distrarre l’attenzione alle tecniche con le varie decorazioni presenti sulla superficie del vaso.

Possiamo consigliare alcuni modi per esaltare al meglio l’aspetto del bonsai:
1) Collocare gli alberi più robusti e massicci in vasi altrettanto spessi, al contrario vasi bassi e larghi per i bonsai con fusti leggeri e scarsa ramificazione.
2) Le conifere in generale si abbinano a vasi più scuri non spigolosi perchè dovrebbero far richiamare l’ambiente in cui crescono in modo spontaneo.
3) Vasi smaltati si abbinano ad alberi dalla foglia caduca o da frutto.

Possiamo infine consigliare una posizione all’interno del vaso per il nostro bonsai.
I maestri giapponesi infatti insegnano ai loro allievi a dividere in quattro parti immaginarie la superficie interna del recipiente. La regola di base per dare al bonsai un senso di profondità e per far trasmettere a chi osserva un senso di equilibrio nel vostro vaso è non posizionare mai la pianta al centro del contenitore, salvo nei vasi tondi o quadrati.

Si provvederà in seguito a posizionare la pianta in uno di questi punti, tenendo conto della posizione del tronco, del fogliame e all’inclinazione del bonsai rispetto allo stile da noi adottato. Diversa è la composizione nello stile boschetto, le piante più grandi vanno posizionate sul davanti e le più piccole e sottili ai margini estremi del vaso, proprio per formare una vera foresta.

Ricordate che l'armonia in quest’arte è tutto.

Originale di passionebonsai, distribuito con licenza Licenza Creative Commons

domenica 1 gennaio 2012

Scrivere al contrario

Nasce in maniera faceta, uno script per scrivere al contrario e scherzare negli status di Facebook.

Parlo di Fliptile, o se preferite ǝlıʇdılɟ.

Ed ora si è evoluto, quando il popolo della rete ne ha trovato nuovi usi: alcuni dissidenti sono riusciti ad aggirare la censura nei loro paesi, in cui vengono applicati filtri a quel che si scrive in rete. I filtri riconoscono le semplici sostituzioni letterali (il leet), il rot13 ed i simili cifrari di Cesare, ma ancora sono impreparati alle scritte alla rovescia!
E "decriptarli" e renderli di nuovo leggibili e' semplice con lo stesso script.

Certo, e' semplicemente un cifrario a sostituzione (più permutazione stupida), ma che la fantasia dei censori non è riuscito a prevedere, sono le piccole soddisfazioni che fanno capire quanto sia la voglia di comunicare nel mondo.

Un saluto da ǝlǝɯ ıp ɐllɐd

venerdì 30 dicembre 2011

Il volo di linea più breve


Quello della compagnia aerea Loganair è quasi indubbiamente il più breve volo di linea al mondo, un vero record.
La tratta in questione è quella tra l'aeroporto di Westray e quello di Papa Westray (più nota come Papay), due isole dell'arcipelago scozzese delle Orcadi.
Il volo di linea che le collega dura 2 minuti (più altrettanti per decollo ed atterraggio).

Online si trova anche un (non troppo entusiasmante) video di tutto il volo!

mercoledì 28 dicembre 2011

Dirty Car Art

Non negatelo, lo avete fatto anche voi!
Prendere un'auto impolverata e lasciare sul lunotto posteriore l'emblematica scritta "lavami".

Scott Wade è un artista Texano che ha portato all'estremo questo dileggio infantile, usando le auto impolverate come delle tele su cui dipingere. Sicuramente più stiloso, ed i risultati possono lasciare il proprietario dell'auto soltanto ammirato (e ancor meno incentivato a lavare il suo mezzo).




Volete una galleria delle sue opere? Buona visione sul sito di Dirty Car Art!

lunedì 26 dicembre 2011

Chip di terracotta

Una chip in terracotta, spezzata.
Sapete di cosa sono fatte le chip dei casino, quelle vere?
Di plastica? No
Di metallo? Neppure
Sono fatte di terracotta!

Terracotta lavorata e pressata, anche se non pura. Una parte è sempre composta da sabbia o gesso, o altre sostanze di taglio.
La tecnica per costruirle e le ricette precise sono un segreto, che varia da produttore in produttore, in maniera simile ai sistemi antifalsificazione per le banconote.
Di preciso si sa solo che richiede un lungo tempo e costo per ogni chip.

Le più moderne tecniche anticontraffazione richiedono la rimozione di piccole porzioni di argilla dai bordi, in fase di lavorazione, per sostituirla con argilla di colore differente, e creare i caratteristici punti sul bordo. Quindi ogni chip viene decorata col metallo (nome e logo del casinò, il valore nominale, etc) e quindi compressa a 70 MPa di pressione e scaldata a 150° C. Da qui deriva il termine "Chip modellata a pressione".
Durante il processo di compressione viene anche fuso con la chip uno strato di carta ricoperto di plastica, col resto della grafica della fiche, che in questo modo diventa parte integrante ed inseparabile della fiche. Tentare di separare la carta dall'argilla, comprometterebbe in maniera definitiva la chip.

Le chip di ceramica sono l'evoluzione successiva di questa tecnica, e sono diventate più popolari negli anni '80, entrando oltre che nel mercato dei casinò, anche in quello domestico, grazie ai costi più contenuti.
L'attrattiva maggiore è la possibilità di stampare sull'intera superficie della fiche, anziché solo sul disco interno.
Anche se vengono ancora chiamate Chip di ceramica, ormai vengono prodotte interamente con formule di resine e sostanze plastiche modellate attorno ad un'anima di metallo, che approssimano molto bene la sensazione ed il suono della ceramica.

sabato 24 dicembre 2011

Torreya nucifera, kaya

Pigne di Torreya Nucifera
La Torreya nucifera è una conifera a crescita lenta originaria del sud del Giappone e dell'isola di Jeju, in Korea del Sud. Viene anche chiamata kaya, o tasso-noce giapponese.

Può crescere fino ad una altezza di 15-25 metri, ed il tronco può raggiungere 1.5 metri di diametro. Le foglie sono sempreverdi, simili ad aghi, della lunghezza di 2-3 cm e larghi 3 mm, con una punta accuminata e due bande stomatiche nella parte inferiore. Le foglie sono disposte a spirale, ma sono torte in modo da disporsi orizzontalmente sui due lati degli steli.

La kaya non è solo apprezzata per l'olio dei suoi semi; il suo legno è pregiato per l'uso tradizionale che se ne fa, la costruzione di tavole da Go (goban), un gioco tradizionale giapponese. Viene apprezzato per questo uso per il suo colore giallo-dorato, per la grana molto fine grazie alla crescita lenta e per la texture ad anelli uniformi. Viene data anche importanza alla qualità sonora del legno, è molto apprezzato il suono delle pietre giocate su una tavola da Go in kaya.
Rami di Torreya Nucifera

L'albero è preotetto in Giappone, per via dell'eccessivo sfruttamento in passato. I vecchi alberi di kaya devono morire prima di poter essere raccolti ed utilizzati, il che li rende estremamente costosi.
Per via delle restrizioni, ora si usa la shin-kaya (nuova kaya), una conifera che si trova in Alaska, Tibet e Siberia, con caratteristiche fisiche simili, seppur di un giallo meno intenso.

giovedì 22 dicembre 2011

Il mio Quad Core

Come funziona il mio portatile Quad Core...

Circa lento come il portatile precedente con un solo processore più potente, ma ora fatica di piu' con i programmi non ottimizzati per il calcolo in parallelo che non ce la fanno a girare su uno solo dei core...

Ottimo per far girare BOINC, certo, faccio un sacco di punti ora, ma per giocarci è una tragedia.

La prossima volta indagherò meglio, prima di andare allo sbaraglio del nuovo portatile!

mercoledì 21 dicembre 2011

Misfits

Una serie di superpoteri.
Ma che serie!

I superpoteri arrivano col solito deus ex machina, ma ad averli sono un gruppo di ragazzi "condannati" ai lavori socialmente utili per aver commesso dei crimini.
Questo crea incomprensioni, qualche omicidio involontario (la gag ricorrente dell'assistente sociale che muore per sbaglio), situazioni imbarazzanti dovute all'incapacità di controllare i poteri.

C'è un grande realismo, una grande crudezza ed una grande sensibilità in questa serie. I personaggi sono ritagliati su misura per gli attori che li interpretano, e la trama è coerente e ben studiata.
Sarà perché è una serie inglese anziché americana, ma colpisce molto.

Misfits sa alternare nel giusto modo la drammaticità di dover gestire dei poteri fuori controllo alla leggerezza dei problemi quotidiani, sentimentali, pratici, dei protagonisti.
Questo senza diventare x-Friends, né Heroes in versione albione.

Un must delle serie da seguire, è appena finita la terza serie, ma sono corte, appena 8 episodi ciascuni di pura sana follia!

martedì 20 dicembre 2011

Pesce Tigre Goliath

Il Pesce Tigre Goliath. Che nome potente.
Da piccolo è carino, con dei dentini affilati ma teneramente innocui.

Poi cresce, si fa più piranhoso, diventa un pesce pesante fino a 70 chili, lungo fino ad un metro e mezzo, che ne fanno il più temibile predatore d'acqua dolce.
Lo troviamo solo nel fiume Congo, dove è una specie di leggenda locale.
Non teme neppure i coccodrilli, anzi, quelli piccoli se li mangia senza troppi scrupoli. Sembra non piacergli la carne umana, invece, con sollievo dei pescatori locali.

Per sua fortuna è molto difficile da catturare, essendo molto veloce, ingoia e sputa le esche a gran velocità, rendendo molto difficile cogliere l'attimo buono per agganciarlo.
Questo per via della sua tecnica di caccia, prendere pesci veloci, aspettandoli nelle acque più turbolente e veloci del fiume, dove hanno difficoltà a muoversi liberamente. Percepisce le vibrazioni delle prede e gira loro intorno, finché non si presenta l'occasione di attaccarle, con la brutalità e rapidità di un piranha.

lunedì 19 dicembre 2011

Famadihana, il Disseppellimento

Il Famadihana è una tradizione funeraria degli abitanti del Madagascar, nota come il Disseppellimento.
Le persone estraggono i corpi degli antenati dalle cripte di famiglia, le vestono con abiti nuovi e danzano al ritmo di musica con i corpi attorno alla loro tomba.

Questa tradizione è di origine recente, esiste solo dal diciassettesimo secolo in questa forma, anche se può essere una forma dei doppi funerali, un'abitudine del sudest asiatico.
Questa consuetudine si basa sulla credenza che gli spiriti dei morti si uniscano al mondo degli antenati solo dolo alla completa decomposizione del corpo, con delle cerimonie appropriate, che possono richiedere anche anni.
Il Disseppellimento viene celebrato tradizionalmente ogni sette anni, dall'inizio di giugno alla fine di settembre, ed ha l'effetto secondario di riportare insieme parenti lontani per celebrare insieme alle famiglie "estese".

Negli ultimi anni stanno diminuendo le celebrazioni del Famadihana, per la forte opposizione delle organizzazioni Cristiane locali. I Protestanti Evangelici osteggiano fortemente questa pratica, mentre la Chiesta Cattolica è tollerante, perché considera il Famadihana più una questione culturale che religiosa, semplicemente un modo per porgere rispetto ai morti.
Un'altra delle cause di declino è il crescente costo della cerimonia. A partire dai drappi di seta per avvolgere il defunto, passando dal banchetto che i parenti sono tenuti ad offrire all'intero villaggio, compresi gli zebù da sacrificare e mangiare in onore del defunto, e finendo con soldi e liquori da lasciare nelle tombe durante il riseppellimento.